Un anno dopo la tragedia a Lampedusa

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Nella notte un barcone con a bordo centinaia di migranti, principalmente eritrei, prende fuoco e si capovolge a poche miglia dall’isola di Lampedusa. 366 persone perdono la vita. È ‘la più grande tragedia del mare’, in termini numerici, mai avvenuta nel Mediterraneo dai tempi della guerra.

È già trascorso un anno da quella tragica notte che lasciò tutti sgomenti e suscitò nell’opinione pubblica italiana e non solo lacrime, orrore, rabbia e indignazione. Risuona ancora l’ammonimento di Papa Francesco il quale, al termine del suo discorso in occasione di un incontro celebrativo promosso dal “Pontificio Consiglio Giustizia e Pace”, avvenuto a poche ore dalla notizia della strage, esclamò a braccio: ‘È una vergogna!’.

“Mare Nostrum”, il programma tutto italiano di ricerca e soccorso di cui tanto si è parlato nei mesi scorsi e che ancora continua ad occupare le pagine dei giornali e i servizi dei notiziari nazionali, nacque proprio a seguito di questo drammatico evento. Fino ad un anno primail governo italiano, in coordinamento con l’agenzia di frontiera europea “Frontex”, aveva adottato la tattica del “push back” (respingimento) con l’obiettivo di scoraggiare l’arrivo di questi barconi traboccanti di profughi, provenienti in gran parte dalle zone di conflitto e dalle aree “calde” del Mediterraneo. La strage di Lampedusa, con i suoi morti – per lo più giovani, donne e bambini di origine eritrea – riuscì a svegliare dal torpore la classe dirigente italiana e a far uscire dall’arroccamento in cui si erano trincerati i funzionari europei: questi hanno abbattuto le mura della “Fortress Europe” e hanno deciso finalmente di aprire le porte del Mediterraneo. L’operazione “Mare Nostrum”, che a novembre verrà integrata – e non rimpiazzata, come in molti continuano a sostenere – dal programma europeo “Frontex plus”, ad oggi, ha soccorso circa 32.908persone.

Ma questo sforzo non è ancora abbastanza.

A fronte di così tante vite salvate, infatti, tante sono state le tragedie del mare registrate dalla stampa internazionale e dalle Organizzazioni Non Governative (ONGs), molte delle quali verificatesi nel ‘cimitero chiamato Mediterraneo’, considerata una delle tratte più pericolose negli spostamenti migratori degli ultimi anni. Sono 3.072 gli immigrati morti al confine sud dell’Unione europea (Ue) nei primi otto mesi del 2014: un dato allarmante, se si considera che nel 2013 le stime erano nettamente inferiori – il numero delle persone che hanno perso la vita ammonta, infatti, a 700.

 Questi i dati agghiaccianti resi noti lo scorso 29 settembre nel report pubblicato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): uno studio emblematicamente intitolato Fatal Journeys: Tracking Lives lost during Migration (Viaggi mortali: monitoraggio delle vite perdute nel corso delle migrazioni) e sulla cui copertina campeggia “Porta di Lampedusa – Porta d’Europa”, il monumento realizzato da Mimmo Paladino nel 2008 e dedicato ai migranti che hanno perduto la vita intraprendendo quel “viaggio della speranza” che avrebbe dovuto portarli lontano dalla persecuzione, dalla miseria e dalla guerra. Un lavoro, quello della stesura del rapporto, cominciato proprio con l’ecatombe del 3 ottobre 2013 e durato quasi un anno esatto.

Sono stati Tamara Last e Thomas Spijkerboer dell’Università di Amsterdam ad occuparsi, con grande competenza e con dovizia di particolari, del capitolo dedicato al monitoraggio delle morti nel Mediterraneo. Ma, tra grafici, numeri e percentuali, considerazioni, esortazioni e raccomandazioni, chi vi scrive è rimasto piacevolmente colpito, alla fine di questo interessante ed esaustivo contributo di diciannove pagine, dalla presenza del racconto dell’odissea che uno dei sopravvissuti al naufragio del 10 ottobre del 2013, Louay Kahlid, di origine siriana, ha voluto rilasciare all’Hal-Far Center di Malta. Leggendo questa breve ma pregnante pagina del rapporto, veniamo a conoscenza della detenzione lunga due settimane in una abitazione in Libia con altri 450 migranti: ‘Non ci era permesso lasciare la casa. Se l’avessimo fatto, ci avrebbero sparato’; dei soldi pagati ai trafficanti e agli scafisti (1.075 $) per poter lasciare la Libia e ‘attraversare il Mediterraneo’; del momento dell’imbarco su un barcone stracolmo di esseri umani: ‘[…] eravamo troppi. C’erano persone letteralmente ovunque’, racconta Louay, ‘persone nella sala macchine, persone persino sull’albero della nave’. E, ancora, le lacrime dei passeggeri, i genitori che stringono a sé i bambini, il capovolgimento dell’imbarcazione, l’annegamento di alcuni degli esuli e, infine, il salvataggio da parte dei volontari della Croce Rossa.

Un copione che, ad ogni nuovo “viaggio della speranza”, si ripete sempre uguale. Quella di Louay, infatti, è solo una delle voci che raccontano l’esperienza di uomini e donne in fuga da condizioni di vita divenute insostenibili nei paesi di partenza e che, troppo spesso, trovano la morte, invece di protezione, assistenza e rispetto.

3 ottobre 2014

A un anno dalla strage di Lampedusa ci chiediamo: ‘Quando finiràquesto orrore?’

Un contributo di Silvia Bruno, Redattrice dell’Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e Germania (OGI)

 

Fonti

R. Calandra, Lampedusa, la più grande tragedia del mare: centinaia di morti, in “Il Sole 24 ore”, 3 ottobre 2013, <http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-03/naufragio-lampedusa-recuperati-quattro-084818.shtml?uuid=Ab8kSVjI> [ultima cons.: 2.10.2014]

Strage Lampedusa, il papa: è una vergogna. E su Twitter: preghiamo Dio, in “Il Messaggero”, 3 ottobre 2013,<http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/VATICANO/lampedusa_papa_twitter_preghiamo_dio_per_vittime/notizie/334259.shtml> [ultima cons.: 3.10.2014]

Prima che la Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza epocale del 2012, vietasse all’Italia di procedere con questo tipo di tattica (cfr. J. Yardley, Sicilian Town on Migrants’ Route Cares for the Living and the Dead, in “The New York Times”, 17 settembre 2014, <http://www.nytimes.com/2014/09/18/world/europe/sicilian-town-on-migrants-route-cares-for-the-living-and-the-dead.html?_r=0> [ultima cons.: 3.10.2014]

I. Vitelli, Anche noi sulla via dell’esodo: il viaggio della speranza dell’Eritrea a Lampedusa, in “Vanity Fair”, 28 luglio 2014, <http://www.vanityfair.it/news/mondo/14/07/28/viaggio-immigrati-italia> [ultima cons.: 3.10.2014]

Citando il titolo di un articolo del 30 giugno 2014, scritto da Gabriele Del Grande e pubblicato sul blog “Fortress Europe” (http://fortresseurope.blogspot.it/) da lui stesso curato. Il blog di Del Grande è tra le fonti utilizzate per la stesura di Fatal Journeys: Tracking Lives lost during Migration, il report curato da Brian e Laczko e distribuito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

T. Brian – F. Laczko (ed.), Fatal Journeys: Tracking Lives lost during Migration, International organization for Migration (IOM), Geneva, 2014, p. 11, <http://www.iom.int/files/live/sites/iom/files/pbn/docs/Fatal-Journeys-Tracking-Lives-Lost-during-Migration-2014.pdf> [ultima cons.: 2.10.2014]

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