RASSEGNA STAMPA: La Germania vista dall’Italia

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La Germania, prima potenza economica d’Europa, porta su di sé un pesante fardello: quello di essere ritenuta responsabile della crescita e dell’affossamento dell’Eurozona. Un ruolo scomodo, che la pone costantemente “nel mirino” dei partner europei (e non solo). Questo mese, la stampa italiana si è trovata divisa tra l’emulazione del modello tedesco sull’argomento lavoro e l’insofferenza dovuta al non allentarsi della morsa del rigore esercitata dai «falchi europei» in materia di deroghe e flessibilità.

EUROPA

Settembre è stato il mese in cui l’Unione Europea ha rinnovato il proprio volto istituzionale, mettendo a segno un “cambio della guardia” ai vertici che è stato seguito con trepidazione dalla stampa italiana (Il Sole 24 ore, 19/09). Particolare attenzione è tata destata dall’assegnazione definitiva dei portafogli in seno alla Commissione Europea, organo esecutivo dell’Unione. Questa è stata sarcasticamente ribattezzata “die Kommission”, “filotedesca e politicamente di centrodestra”, presieduta da Jean-Claude Juncker, il quale “proprio alla Merkel deve la sua elezione a presidente della Commissione” (Corriere della Sera, 11/09). La nuova Commissione, oltre tutto, annovera tra le sue file alcuni tra i più convinti fautori dell’austerità e del rigore in Europa, quali “il falco finlandese” Jyrki Katainen e il “filo-Merkel” lettone Valdis Dommbrovskis. Entrambi sono stati nominati vice dal presidente entrante e detengono il potere di veto sull’economia (Corriere della Sera, 11/09). Ciò ha ridotto di molto le speranze dell’Italia di sentir parlare di flessibilità e di deroghe al patto di stabilità. Non a torto, quindi, c’è chi definisce la nuova composizione della Commissione europea “una vittoria della Germania” (Il Sole 24 ore, 11/09).

 ECONOMIA

Le tensioni non si allentano in Europa quando si tratta di questioni economiche. Al vertice di Milano, che ha visto riuniti i ministri dell’Economia e della Finanze dell’Unione Europea, la Germania è stata messa “sotto assedio” (Il Sole 24 ore): da un lato i ripetuti appelli di Mario Draghi e della Banca Centrale Europea, affinché la “locomotiva d’Europa” dia un taglio alle tasse e rilanci gli investimenti pubblici in infrastrutture (Il Sole 24 ore, 19/09), dall’altro l’intervento di Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, che ribadisce la necessità di una politica fiscale tedesca che utilizzi il surplus di bilancio per stimolare l’attività economica nell’intera Eurozona (Il Sole 24 ore).

In occasione del G-20 finanziario tenutosi a Cairns, Australia, sono emerse prepotentemente le divergenze di vedute tra la Germania e la Bce circa l’adozione di politiche espansive che rilancino la crescita in Europa (Il Sole 24 ore, 20/09; La Repubblica, 21/09), così come si sono inasprite le tensioni latenti tra Germania e Stati Uniti. Questi, per bocca del loro portavoce Jack Lew, ministro del Tesoro, hanno sferrato un “affondo all’ortodossia tedesca” in campo economico, lamentando le crescenti “differenze filosofiche con i nostri amici in Europa” (Corriere della Sera, 22/09).

Nel frattempo, si moltiplica ovunque il numero degli studi che smantellano il “mito dell’austerity”. In Italia, voci autorevoli tentano di dissipare l’inganno rappresentato dal “miraggio economico della Germania”, evidenziando gli aspetti inquietanti di un’economia definita “disfunzionale” (Il Sole 24 ore) e di un “Paese da riequilibrare” (Il Sole 24 ore).

Secondo il “Corriere della Sera” e “La Repubblica” anche sul fronte interno la Germania deve fare i conti con “la coda avvelenata dell’austerità che colpisce i suoi profeti” e affossa la crescita tedesca: Marcel Fratzscher, presidente del DIW, Istituto tedesco per la ricerca economica, definisce la Germania “una nazione che lentamente si sgretola” sotto il peso di “un’ossessione dell’austerità e del mito del pareggio di bilancio, da raggiungere al più presto, ad ogni costo” (Corriere della Sera, 22/09; La Repubblica, 20/09).

 ITALIA E LAVORO

Il governo Renzi ha dato il via questo mese all’iter legislativo della legge delega avente in oggetto le riforme della legislazione del lavoro in Italia. Riforma che vanta di assumere a modello la realtà del mercato del lavoro in Germania (Corriere della Sera, 01/09). E già si parla di “Jobs act alla tedesca” (Corriere della Sera, 07/09), ispirato alla riforma del lavoro in Germania (riforma Hartz) voluta da Gerhard Schröder nel 2003, e che costò all’allora cancelliere tedesco la rielezione in Parlamento. Mentre il premier italiano Matteo Renzi invita caldamente, in sede di conferenza stampa, a “smetterla di parlare male della Germania” poiché essa “in particolar modo sul lavoro, è un nostro modello, non un nostro nemico”, c’è chi si domanda se il modello tedesco sia effettivamente quello giusto per il Paese (Europa, 03/09).

Un contributo di Valentina Parente, Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e  Germania (OGI).

 

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