Più unione in Europa? Ma quale?

0
Awesome

Più unione in Europa. OGI presenta i risultati del suo sondaggio orientativo “L’Unione europea e i suoi cittadini”

OGI presenta i risultati del suo sondaggio orientativo “L’Unione europea e i suoi cittadini”

Giovedì 8 ottobre 2015, nell’ambito della tavola rotonda “I 25 anni dalla Riunificazione tedesca e la nascita dell’Europa unita”, organizzata dalla Fondazione Konrad Adenauer in Italia presso l’Università Lumsa di Roma, OGI – l’Osservatorio sulle relazioni tra Germania e Italia ha presentato i risultati del sondaggio orientativo “L’Unione europea e i suoi cittadini”.

Tale inchiesta, ideata dall’Osservatorio e presentata da Marilde Iannotta e Francesca Olivadese, non intende avere carattere scientifico ma vuole essere indicativo dell’orientamento, in particolare dei coetanei dei membri di OGI, in merito ai temi europei, e ha fornito degli spunti di dibattito ai relatori intervenuti alla discussione, i deputati Marian Wendt (CDU) e Anna Ascani (PD).

OGI è riuscito a raccogliere circa 170 sondaggi. Il 64% del campione indagato è costituito da studenti al di sotto dei 30 anni. Il resto del campione si divide tra lavoratori subordinati, liberi professionisti e imprenditori, pensionati e disoccupati tra i 30 e i 75 anni di età.

Economia, politiche del lavoro, lotta alla disoccupazione, emergenza migratoria: sono questi i temi che interessano maggiormente i cittadini intervistati. L’86% di loro infatti si dichiara molto preoccupato rispetto al proprio futuro, a quello dei propri figli e alla situazione economica del proprio paese (Italia), mentre il 79% teme l’aumento della povertà e delle disuguaglianze sociali. In parallelo, la gran parte degli intervistati pensa che l’UE dovrebbe porre in cima alla propria agenda i temi economici (82%) e occupazionali (89%), nonché la gestione dell’emergenza migratoria da Africa, Asia e Medio Oriente (85%).

Ma quanto si sentono europei i cittadini intervistati?In una scala da 0 a 10, più della metà dichiara un “sentimento di appartenenza all’Europa” collocato tra i valori 5 e 8; pochissimi dichiarano di non sentirsi affatto europei, mentre un picco del 9% si dichiara massimamente europeo (figura 1). Sono i giovani tra i 20 e i 30 anni, in particolare, a sentirsi più europei.

La fiducia nelle istituzioni europee, invece, non presenta dati incoraggianti: la maggior parte degli intervistati risponde di accordare “poca” oppure, al massimo, “abbastanza” fiducia al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio europeo. Quasi nessuno esprime giudizi positivi sulle istituzioni, con la parziale eccezione della Corte di Giustizia e della BCE, le quali raccolgono gli apprezzamenti maggiori, ma risultano anche essere le più “controverse”. In particolare la BCE, verosimilmente in forza del ruolo decisivo giocato nell’ambito della crisi finanziaria, raccoglie i giudizi più eterogenei: se il 22% dei cittadini intervistati le accorda “molta e moltissima” fiducia, il 29% dichiara di nutrire “pochissima o nessuna” fiducia nell’istituzione guidata da Mario Draghi, mentre il resto del campione si attesta su giudizi più cauti.

Quanta fiducia nutre nei confronti delle istituzioni europee?

Ci troviamo di fronte a un paradosso? Non proprio, stando anche a una analisi simile condotta sugli ultimi risultati del noto sondaggio Eurobarometro.[1] La fiducia nelle istituzioni dell’UE latita e risente inevitabilmente della loro difficoltà nel gestire le crisi degli ultimi anni; tuttavia ciò non intacca necessariamente il “sentirsi europei” dei cittadini, tanto più che il 79% del campione dichiara che vedrebbe con favore una maggiore integrazione tra le politiche degli Stati membri, segno tangibile sia dell’importanza che i temi europei oramai occupano nei dibattiti nazionali, sia del bisogno dei cittadini di sentirsi parte di una comunità europea che agisca nell’interesse di tutti e in cui i problemi vengano affrontati insieme.

Due temi d’importanza del dibattito politico e pubblico negli ultimi mesi sono stati la crisi dell’Euro e della Grecia. La maggior parte degli intervistati giudica negativamente l’operato delle istituzioni dell’UE in merito alla gestione della crisi del debito pubblico in Grecia. Sono i 20-30enni i più critici: l’81% contro il 65% degli over 30. Tuttavia non si imputa all’Euro la colpa della recente crisi, anzi: il 61% considera la moneta unica un passo “necessario” verso il completamento dell’unione economica e monetaria e il 55% non pensa che un ritorno alla vecchia moneta nazionale possa risolvere i problemi. Il 49% del campione vorrebbe però una applicazione più “flessibile” dei criteri di convergenza economica che la maggior parte degli Stati membri dell’UE si è impegnata a rispettare (più recentemente firmando il cosiddetto “fiscal compact”), commisurata alle specifiche esigenze di ogni economia nazionale (figura 3).

Per quanto riguarda il tema immigrazione, l’81% degli intervistati esprime un giudizio negativo sulla gestione della crisi migratoria da parte dell’UE. Riportiamo di seguito il grafico che mostra le opinioni degli intervistati sulle misure che l’UE dovrebbe adottare per affrontare il problema (figura 4): mentre la maggior parte auspica l’avvio di soluzioni comuni a livello europeo, solo il 5% ritiene che i singoli Stati membri facciano meglio a decidere in autonomia, se necessario innalzando barriere all’arrivo dei profughi.

OGI ha sondato anche l’atteggiamento degli intervistati in merito al fenomeno dell’immigrazione in generale: i giudizi raccolti si dividono tra chi la considera come un fenomeno di arricchimento sociale, culturale ed economico (51%) e chi invece la teme per motivi di ordine pubblico e occupazione oppure la percepisce come una minaccia alla propria identità culturale (42%) (figura 5). Va da sé che l’arrivo di nuove persone di lingue, culture e costumi diversi pone anche sul tavolo della politica la grande sfida di saper trovare misure adeguate in grado di integrare i nuovi arrivati nel paese d’arrivo.

Il sondaggio orientativo ha stimolato la riflessione degli intervistati sui temi europei. Ciò ha evidenziato inoltre come molti dei cittadini guardino al processo d’integrazione europea come a un percorso necessario per risolvere problemi. Il tema dell’identità europea non lascia indifferenti: sono soprattutto i giovani a sentirsi più europei. Tuttavia il giudizio sulla gestione delle grandi crisi degli ultimi anni è molto critico. C’è ancora bisogno di fare molta strada, dunque, e di lavorare congiuntamente per affrontare le sfide future che attendono l’Europa.

Ecco i grafici dell’inchiesta

Un contributo di Irene Fornari Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e Germania (OGI)

 

[1]Mentepolitica, 12.09.2015. http://www.mentepolitica.it/articolo/non-ci-siamo-mai-sentiti-cos-europei-come-mai/613

 

 

 

Share.

Leave A Reply