Nuovi muri in Europa

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Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha comunicato la decisione di costruire un muro di 4 metri di altezza che correrà lungo i 175 km di confine tra Ungheria e Serbia. Una scelta dettata dall’urgenza della questione migratoria – le richieste d’asilo dall’inizio del 2015 sono state, infatti, più di 50 mila, “contro le 43 mila di tutto il 2014” –, per la quale pare che il governo magiaro non possa attendere i “tempi biblici di una soluzione comune”. Una dichiarazione che ha spiazzato l’intero continente, compreso il vicino serbo.

Pochi mesi fa, il 9 novembre l’Europa tutta festeggiava assieme al popolo tedesco il venticinquesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. 8.000 palloncini luminosi si erano alzati in cielo sulle note dell’Ode an die Freude di Ludwig van Beethoven: metafora delicata e al contempo spettacolare della fine di una divisione ideologica che per ventotto anni aveva tenuto separato ciò che, invece, sarebbe dovuto “crescere insieme” (Willy Brandt). In quella sera di novembre del 1989 la barriera di filo spinato e le lastre di cemento caddero sotto il peso della Storia: un argine rotto da un fiume di persone in cammino verso la Libertà.

Tanti i discorsi che hanno accompagnato le cerimonie di commemorazione, molti tesi a riflettere sul messaggio lasciatoci dall’abbattimento di quel ‘Muro della vergogna’ – per la cancelliera Angela Merkel un chiaro emblema della forza che noi abbiamo “di creare il nostro futuro [e di]volgere la realtà al meglio” –; altrettanti gli appelli accorati dei responsabili delle nazioni e dei rappresentanti della comunità internazionale a costruire “ponti e non muri”, abbattendo “le barriere che ancora dividono il mondo”. Oggi sembra di aver assistito ad un puro e semplice esercizio di retorica – vista la scelta del ministro degli Esteri ungherese.

E pensare che la Falling Wall Conference, piattaforma internazionale nata in occasione del ventesimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino cui partecipano leader della scienza, dell’economia, della politica, delle arti e della società, da cinque anni a questa parte continua a chiedersi: ‘Quali saranno i prossimi muri a cadere?’. È evidente che siamo ben lungi dal rispondere a questo quesito, se da un articolo pubblicato nel 2013 da Il Giornale, emerge che, dopo il 1989, le barriere hanno continuato a moltiplicarsi, invece di diminuire. Il che pare quasi una contraddizione: mentre per effetto della creazione di unioni monetarie, doganali o di aree di libero scambio, cadono barriere meno “visibili” come quelle economiche e commerciali e l’intero globo vive una fase senza precedenti di grande mobilità, di comunicazioni istantanee e informazioni in tempo reale che avvicinano tra loro persone e luoghi distanti chilometri, l’umanità stenta sempre più a restare unita, a convivere e camminare insieme.

L’associazione UQÀM, Chaire Raoul Dandurand en études stratégiques et diplomatiques dell’Università del Quebec a Montreal, nel mese di ottobre del 2013, in occasione della conferenza ‘Borders, Walls and Security’, ha svolto un censimento “delle costruzioni erette dall’uomo a protezione dei propri territori e Stati” e le ha riportate su di una mappa (http://www.linkiesta.it/sites/default/files/muri-mondo.jpeg), specificando con colori diversi la funzione di ciascuna edificazione. Un grafico nella parte destra della cartina mostra come il numero dei muri – la cui “erezione […] sta seguendo la traslazione del fulcro economico mondiale dall’Europa all’Asia” – sia aumentato in maniera esponenziale dal 1945 al 2011, con una impennata registrata in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Chiunque, dando una rapida occhiata alla cartina, rileverebbe che nessuno dei cinque continenti è escluso dal fenomeno. Chiaramente, l’ha notato anche il ministro Szijjarto, che nel suo discorso ha tenuto a sottolineare come già altri Stati, più o meno democratici, abbiano “optato per la stessa soluzione”…anche nel vecchio continente: si pensi, ad esempio, alle barriere che dal 1998 separano le due enclavi spagnole di Ceuta e Melilla dal Marocco o ai muri eretti recentemente da Grecia, Turchia e Bulgaria per contenere i flussi migratori provenienti dall’Africa e dalle zone calde del Medio Oriente. Segnali questi che dimostrano non solo l’incapacità dell’Europa di imparare dai suoi trascorsi storici, ma anche la tendenza a dotarsi ancora di muri difensivi per garantirsi sicurezza.

Wendy Pullan, docente universitario di Storia e filosofia dell’architettura alla Cambridge University ha affermato: ‘[…] Un muro cambia una città, anche dopo esser venuto giù. […] Una città divisa cambia il suo metabolismo. E le città divise non progrediscono. […] Le barriere inevitabilmente influiscono sulla psicologia di chi vive loro vicino. […] Ma soprattutto non servono allo scopo: non abbiamo, infatti, esempi di muri che hanno risolto i problemi per cui originariamente erano stati costruiti’. Quindi, perché ci ostiniamo ancora a crearne di nuovi?

 

Un contributo di Silvia Bruno, Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e Germania (OGI)

 

Fonti

Henley, J., “Walls: an illusion of security from Berlin to the West Bank”, in The Guardian, 19.11.2013, <http://www.theguardian.com/uk-news/2013/nov/19/walls-barrier-belfast-west-b-ank> [ultima cons.: 29.10.2014]

Guiglia, F., “Referendum in Scozia, un passo verso l’Europa dei muri e del provincialismo”, in F! Formiche. Analisi, commenti e scenari, 09.09.2014, <http://www.formiche.net/2014/09/09/referendum-scozia-passo-verso-leuropa-dei-muri-del-provincialismo/> [ultima cons.: 22.10.2014]

http://www.falling-walls.com/

Micalessin, G., “Quanti muri nel mondo. Costruiti altri 8.000 km dopo il crollo di Berlino”, in Il Giornale, 21.11.2013, <http://www.ilgiornale.it/news/esteri/quanti-muri-nel-mondo-costruiti-altri-8000-km-crollo-berlino-969368.html> [ultima cons.: 29.10.2014]

Meloni, C., “Da Berlino alla Palestina, quanti muri ancora da abbattere”, in Il Fatto Quotidiano, 21.11.2013, <http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/21/da-berlino-alla-palestina-quanti-muri-ancora-da-abbattere/785330/> [ultima cons.: 29.10.2014]

Pescali, P., “Nel mondo tanti nuovi muri. Finita l’illusione di Berlino”, in Avvenire, 21.02.2014, <http://www.avvenire.it/commenti/pagine/nel-mondo-tanti-nuovi-muri.aspx> [ultima cons.: 29.10.2014]

http://dandurand.uqam.ca/evenements/appels-de-communications/1124-borders-walls-and-security.html

Lorusso, E., “Non solo Berlino: ecco tutti i muri del mondo”, in Panorama, 5.02.2014, <http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/non-solo-berlino-ecco-tutti-i-muri-del-mondo/> [ultima cons.: 29.10.2014]

Mastrogiacomo, D., “Il nuovo mondo diviso dai muri”, in Huffingtonpost, 28.01.2014, <http://www.huffingtonpost.it/daniele-mastrogiacomo/il-nuovo-mondo-diviso-dai-muri_b_4356805.html> [ultima cons.: 29.10.2014]

Sc., “Oltre Berlino: i muri che dividono il mondo”, in Focus, 8.11.2012, <http://www.focus.it/cultura/storia/tutti-i-muri-che-dividono-il-mondo> [ultima cons.: 1.11.2014]

Paci, F,, “Dalla Cisgiordania al Messico. Così il mondo riscopre i Muri”, in La Stampa, 3.06.2014, <http://www.lastampa.it/2014/06/03/esteri/dalla-cisgiordania-al-messico-cos-il-mondo-riscopre-i-muri-eGfiRteJVxoehpci4o24PI/pagina.html> [ultima cons. 29.10.2014]

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