Mura in Europa, Mura intorno l’Europa

0

Il 25 ottobre 2014 la Konrad-Adenauer- Stiftung di Roma ha aperto le porte ai cittadini per il convegno ‘Le Mura cadono. Si aprono le porte. Soluzioni per l’Europa’. L’appuntamento si inserisce nell’ambito del ‘Festival della Diplomazia’ (22-31 ottobre) e della ‘Giornata delle porte aperte’ delle istituzioni tedesche, evento organizzato dall’Ambasciata tedesca a Roma per ricordare il 25° anniversario dalla caduta del Muro di Berlino.

L’idea vincente è stata quella di invitare i cittadini a riflettere sui muri che ancora oggi dividono il nostro continente, prendendo spunto proprio dal profondo significato che il 9 novembre 1989 ha avuto per la storia europea. Ospiti del dibattito Vanna Vannuccini, corrispondente a Berlino per ‘La Repubblica’ durante gli anni del Muro, Andreas Jacobs, ricercatore e docente al NATO Defence College, Middle-East Faculty, Padre Moses Zerai, Presidente dell’Agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo (AHCS) e Michele Gerace, Presidente dell’Osservatorio sulle Strategie europee per la Crescita e l’occupazione (O.S.E.C.O.). Ha moderato l’incontro la dott.ssa Christiane Liermann, ricercatrice di Villa Vigoni, la quale ha avviato il dibattito con una riflessione sul significato metaforico del ‘muro’ come ‘baluardo di difesa’ verso ciò che non si conosce, come barriera di protezione, ma anche di esclusione dell’altro.

Vanna Vannuccini ha parlato del Muro per eccellenza, quello di Berlino. Nell’estate del 1989 in Germania Est la voglia di cambiamento cominciava a essere intercettata dalle autorità: ‘Honecker aveva capito che l’identità socialista non bastava più, andava recuperata una identità tedesca’. Ma era già troppo tardi per fermare la forza degli eventi storici. ‘Girai la Germania Est, parlai con la gente: volevano la riunificazione’. Il muro sarebbe crollato, era nell’aria. La riunificazione, però, ha prodotto anche problemi economici e sociali notevoli al nuovo Stato tedesco, che, negli anni immediatamente successivi, ha dovuto confrontarsi con la dolorosa realizzazione dell’unione monetaria e politica, nonché con le difficoltà relative all’integrazione di due parti di una stessa nazione che per quarant’anni avevano vissuto storie parallele. OGI le ha chiesto a che punto sta oggi il sentimento nazionale dei tedeschi, e se il muro dei pregiudizi tra ovest ed est sia scomparso. ‘Decisamente’, ci ha risposto la Vannuccini, ‘pensate che qualche anno dopo la riunificazione dei ragazzi tedeschi da me incontrati si definivano gesamtdeutsch (completamente tedeschi); oggi nessuno si esprimerebbe così. Lo vedo come un segnale positivo’.

Andreas Jacobs invece, esperto di questioni mediorientali (è stato Direttore della Fondazione Konrad Adenauer al Cairo dal 2007 al 2012) ha sottolineato le differenze esistenti tra la rivoluzione libertaria del 1989 e le ‘primavere arabe’ del 2011. Se nel primo caso l’abbattimento dei muri socialisti e comunisti avvenne in una ‘cornice d’integrazione’ chiara e definita, nel secondo la fine dei regimi antidemocratici ha portato a un grande vuoto politico e sociale: ai confini dell’Europa vi è attualmente una situazione di caos preoccupante, difficilmente riconducibile a schemi definiti.

A causa degli stravolgimenti degli ultimi anni in Nord Africa e in Medio oriente le ondate migratorie verso l’Europa sono aumentate notevolmente: Padre Moses Zerai, eritreo, ha parlato quindi dei ‘muri’ che rendono difficoltoso il soccorso e l’accoglienza dei rifugiati, la concessione dei diritti di asilo e l’equa ripartizione dei rifugiati tra i vari paesi europei (il sacerdote si riferisce in particolare alla Convenzione di Dublino). La soluzione sta, secondo Padre Zerai, nell’implementazione dei canali legali di arrivo dei rifugiati politici: bisogna abbattere il traffico illegale di esseri umani ‘che comunque poi arrivano sulle nostre coste, ma dopo un viaggio stremante e pericolosissimo’ che uccide moltissimi disperati. Inoltre, sollecitato da una nostra domanda, Padre Zerai si è espresso così: i paesi europei e la comunità internazionale potrebbero offrire un supporto più efficace dirottando maggiori aiuti economici in Africa, contribuendo così alla creazione di ‘contesti di vivibilità’ nelle zone limitrofe ai bacini di crisi. Ciò consentirebbe di abbassare anche il numero di fughe verso l’Europa.

Quindi, ancora muri in, intorno e verso l’Europa. Mura, però, esistono anche nella nostra società. Michele Gerace ha polemicamente puntato il dito contro le barriere di tipo sociale, di classe e nei confronti del conservatorismo della classe dirigente: ‘dopo il 1989, a 25 anni dalla caduta del Muro, nessuno è stato in grado di ridisegnare un modello sociale per l’Europa: si è pensato a come ridistribuire la ricchezza, ma non a come crearne di nuova’. Il problema si fa sentire più acutamente in Italia, dove le nuove generazioni, a causa della crisi economica, hanno difficoltà a trovare lavoro e a costruirsi un futuro: così gettano lo sguardo verso il resto d’Europa, ma spesso più per mancanza di alternative che per libera scelta. Non possiamo che constatare che questa situazione contraddice proprio quello spirito di libertà e di opportunità da cui l’Unione europea, dopo quel giorno storico del novembre 1989, è nata.

Un contributo di Irene Fornari, redattrice dell’Osservatorio sulle relazioni tra Italia e Germania (OGI)

 

Share.

Leave A Reply