Minori stranieri non accompagnati. Quando il futuro è lontano da casa

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L’ultima drammatica tragedia del mare porta dietro di sé una scia di sangue impossibile da ignorare. Sono circa novecento i dispersi del naufragio avvenuto nella notte tra sabato e domenica 18 aprile 2015 nelle acque libiche. Tra di loro almeno duecento donne e cinquanta bambini, molti dei quali erano minori stranieri non accompagnati. I minori sono diventati infatti negli ultimi anni i nuovi protagonisti dei processi migratori.

Nel rapporto del marzo 2014, Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha stimato che i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano sono 7.865, di cui 1.966 risultano irreperibili e 5.899 sono stati sistemati nelle Comunità di accoglienza.

Per minore straniero non accompagnato si intende il minorenne che privo della cittadinanza italiana o di un altro Paese membro dell’Unione europea, si trova nel territorio dello Stato senza genitori, parenti o adulti per lui legalmente responsabili.

Un ruolo di primaria importanza nell’accoglimento di questi giovani migranti è svolto dalle grandi associazioni di volontariato o organizzazioni come Save the Children Italia, che dal 2008 nell’ambito del progetto Praesidium, promosso dal Ministero dell’Interno insieme a UNHCR, all’OIM e alla Croce Rossa, è attiva in Sicilia, Puglia e Calabria per supportare i minori al momento dello sbarco e per monitorare il loro accoglimento presso le Comunità.

Un’altra organizzazione che svolge un lavoro decisivo per la tutela dei minori soli è Terre des hommes Italia, presente anch’essa nei territori degli sbarchi, offre ai minori stranieri un punto di riferimento sicuro e un aiuto importante grazie ai corsi di alfabetizzazione promossi e al supporto di personale altamente qualificato nell’accoglimento di questi minori.

La maggior parte dei giovani stranieri che giungono in Italia sono adolescenti, uguali ma allo stesso tempo molto diversi dagli adolescenti italiani. Arrivano soprattutto dal Nord Africa e dal Corno d’Africa (47,1%), dall’Asia (23,7%), dall’Europa dell’Est (15,8%) e dall’Africa sub-sahariana (12%).

I “viaggi della speranza” affrontati da questi minori sono molto spesso lunghi e drammatici. Non bisogna pensare alla sola, e di per sé già terribile, traversata in mare. I viaggi che intraprendono verso i porti di partenza possono infatti durare anni. Save the Children Italia raccogliendo varie testimonianze di giovani migranti soli, ha raccontato attraverso il progetto “Il viaggio di Bereket”, l’ipotetico viaggio di un minore migrante di 15 anni, che dall’Eritrea decide di raggiungere un lontano parente ad Amburgo, in Germania. Il “suo” viaggio è raccontato su Facebook proprio come farebbe un qualunque adolescente europeo ma la sua storia non ha nulla di comune. Abusi, violenze e vessazioni sono infatti, per questi giovani, il prezzo da pagare per arrivare in Italia.

Nell’immaginario comune chi decide di abbandonare il proprio Paese va incontro ad un sicuro miglioramento della qualità della vita; spesso però non viene raccontato il prezzo che pagano questi minori nell’affrontare questa esperienza. Intraprendendo questi viaggi, molti di loro si fanno carico anche del riscatto sociale della propria famiglia e la solitudine che li accompagna è tangibile in ogni momento. Quando il sacrificio è così grande il fallimento non è ammissibile. Per questo è importante saper accogliere e guidare questi minori; non solo affinché non finiscano in balìa dalla criminalità organizzata, ma anche e soprattutto per riconoscere alla società civile quel valore aggiunto che deriva dall’accettazione della diversità.

E’ necessario che le istituzioni competenti si facciano carico di garantire un percorso di inclusione sociale adeguato che è un diritto per questi minori sancito dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 che recita all’art. 3: In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

Un contributo di Giuliana Salvi, Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e Germania (OGI)

 

 

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