Letto: Non dimenticare, non odiare. Storia di mio padre e di tuo nonno.

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Vite spezzate per inseguire ideologie anacronistiche. Famiglie distrutte, ma non per questo preda dell’odio. Un figlio ricorda il sacrificio del padre nella lotta per la speranza di un’Italia migliore, tra le bombe, le cospirazioni e i mitra degli anni di piombo. Il giornalista Eugenio Occorsio, nel libro “Non dimenticare, non odiare. Storia di mio padre e di tuo nonno”, racconta al figlio Vittorio quel nonno che non ha avuto il tempo di conoscere.

Cover lirbro (Fonte: dalai Editore)

Tra gli anni ’60 e ’70, in un periodo caratterizzato da conflitti socio-politici e dalla strategia della tensione, il magistrato Vittorio Occorsio si occupò delle indagini su alcuni fra i casi più controversi degli anni di piombo: il caso Sifar sul piano Solo, la strage di piazza Fontana a Milano, il golpe Borghese e le attività della loggia massonica P2. La sua passione per la storia e il perseguimento della verità ad ogni costo e con animo libero da qualsiasi pressione ideologica gli procurarono non pochi nemici, che sul finire degli anni ’60 iniziarono a perseguitarlo, ponendo prematuramente fine al suo tentativo di far luce sugli eventi di quel periodo buio.

A distanza di trentacinque anni l’uno dall’altro, due momenti particolari hanno profondamente segnato la vita di Eugenio Occorsio, figlio del giudice ed editor di «La Repubblica», tanto da far sorgere in lui il desiderio di riversare in un libro la propria memoria di quegli anni grigi e far conoscere al figlio la storia del nonno scomparso anzi tempo: il 10 luglio 1976 il giudice Vittorio Occorsio viene brutalmente freddato da due raffiche di mitra sotto la sua abitazione romana. Il 19 aprile 2011 Pierluigi Concutelli, appartenente a Ordine Nuovo ed esecutore materiale dell’omicidio Occorsio, ottiene di finire di scontare la pena dell’ergastolo agli arresti domiciliari per motivi di salute.

Nel suo libro Eugenio Occorsio mette insieme i ricordi della sua infanzia e adolescenza, dell’omicidio in quell’estate del 1976 fino alla deludente conclusione del processo nel 1984, che scagionò gli altri membri di Ordine Nuovo da qualsiasi coinvolgimento nell’azione di Concutelli.

Il libro narra il percorso professionale di Vittorio Occorsio, dalle prime indagini sul caso Sifar e sugli attentati di fine anni ’60 ai lavori per il processo in programma per l’ottobre 1976 ad alcuni esponenti di Ordine Nuovo, sospettati di essere coinvolti in azioni terroristiche dell’estrema destra. Parallelamente l’autore racconta come tali vicende si siano profondamente intrecciate alla quotidianità della propria famiglia fino al tragico epilogo della morte del padre; Eugenio Occorsio ricorda inoltre come, pochi mesi prima dell’attentato, fosse stata revocata la scorta personale al giudice, malgrado la dichiarata minaccia alla Procura di Roma di “assassinare un magistrato dell’ufficio molto in vista” (p. 81) e come i muri del quartiere Africano dove vivevano venissero continuamente imbrattati con scritte denigratorie su Vittorio Occorsio. Il caso del magistrato fu, ed è ancora oggi fra i più ambigui di quegli anni, tanto da far sorgere numerosi dubbi sul movente e sui reali mandanti dell’operazione. È stata, infatti, avanzata una serie di ipotesi riguardo un piano più vasto, arrivando anche a sospettare un coinvolgimento delle logge massoniche, in seguito al ritrovamento di alcuni fascicoli collegati al caso Sifar nell’abitazione di Licio Gelli.

Il ricordo dell’omicidio e di come l’autore, al tempo poco più che adolescente, fosse stato il primo ad accorrere sul posto viene inserito in maniera estremamente garbata e composta, con un atteggiamento che ha caratterizzato in tutti questi anni l’approccio  della famiglia all’accaduto. In seguito alla notizia della semilibertà di Concutelli nel 2011, Eugenio Occorsio declinò infatti l’offerta di rilasciare una dichiarazione in merito, preferendo mantenere una politica di low profile sull’attentato e lasciando al giovane figlio la possibilità di commentare il fatto. Tale dolore contenuto costituisce un Leitmotiv nel corso di tutto il libro, dal momento in cui l’autore presenta al lettore la storia travagliata del padre fino alle riflessioni sul processo a Ordine Nuovo, alla pubblicazione del libro scritto da Concutelli sull’accaduto e alle sue apparizioni televisive  per promuoverlo.

Da ammirare è la capacità di Eugenio Occorsio, se non propriamente di perdonare l’assassino del padre, perlomeno di non odiarlo e, con l’esperienza degli anni, di riuscire ad affermare

“La giustizia non è mai vendetta, ma la giustizia deve esserci”

 e soprattutto di dire al figlio Vittorio “Non gli auguro di morire tra le fiamme dell’Inferno, anzi tutto questo racconto è nato proprio da quel tuo sfogo violento (nell’intervista rilasciata riguardo gli arresti domiciliari di Concutelli NdA) e da una verifica sulla sua inopportunità” (p. 183).

La recensione  è stata realizzata da Sara Stefanelli, stagista della KAS Roma

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