La nostra nuova emigrazione: Expat e talenti in fuga

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Si fanno chiamare expat. Il termine è anglosassone e irresistibilmente trendy: ha conosciuto (nuova) vita grazie alla rete, rimbalzando di blog in blog e di sito in sito. Ex-pat è la forma abbreviata di espatriate, ‘fuori dalla patria’: nel passato indicava generalmente una persona bandita dal proprio paese, oggi è colui che sceglie di vivere all’estero o anche, nel gergo del business, chi viene inviato all’estero dalla propria azienda per periodi temporanei. Ma se si va all’estero per necessità, perché si fugge dalla crisi o dal precariato, si può ben rientrare anche nella categoria dei professionisti all’estero, i cosiddetti cervelli in fuga (altro termine molto di moda in Italia in questi anni).

Viene da chiedersi quale categoria descriva meglio i tanti italiani, giovani e meno giovani, che lasciano l’Italia ogni anno. Forse tutte. Il fenomeno, come sappiamo, si è intensificato con la crisi della zona Euro. Secondo l’Istat, nel 2013 circa 82.000 italiani hanno preso la residenza all’estero, 14.000 in più rispetto all’anno precedente: il dato più alto da dieci anni. Inoltre, tra quelli con più di 24 anni, almeno uno su quattro è in possesso di una laurea. Gli italiani si trasferiscono preferibilmente in Germania, Svizzera, Regno Unito e Francia: l’Europa accoglie quasi la metà dei flussi in uscita. La meta preferita dai laureati risulta essere la Germania.

Notoriamente l’emigrazione è un fenomeno fisiologico della storia italiana. Milioni e milioni di concittadini si sono spostati per cercare condizioni di vita migliori, spinti dalla mancanza di lavoro e dall’indigenza. Sia i governi post-unitari che quelli repubblicani hanno utilizzato l’emigrazione come valvola di sfogo delle tensioni sociali, mentre le rimesse dei lavoratori italiani hanno dato ossigeno a bilance dei pagamenti in negativo.

Se le migrazioni di italiani verso l’Europa, negli anni’50 e ’60, avvenivano nel pieno boom economico di un settore secondario in espansione trainato dall’industria, oggi le cose sono diverse; sta nascendo l’Europa unita, il mercato del lavoro si è progressivamente internazionalizzato e terziarizzato: l’Italia, fiaccata dalla crisi economica (innestatasi su debolezze strutturali esistenti da decenni), incapace di rinnovare il proprio mercato del lavoro e l’offerta formativa scolastica e universitaria, difficilmente riesce a stare al passo con gli altri paesi occidentali, specialmente nordeuropei.

Gli italiani all’estero di oggi, soprattutto i giovani, hanno fatto proprio il termine expat. E’ cool, e poi è avvolto da un fascino romantico. Chi è expat si sente aperto al mondo e a esperienze diverse, cittadino europeo e cosmopolita. L’expat tipo condivide le proprie esperienze nelle comunità online e sui blog, dove è possibile trovare foto, testimonianze personali, consigli: nascono ogni giorno vere e proprie comunità telematiche di expat, che si ritrovano lì per condividere le proprie esperienze, per disegnare mappe interattive dei luoghi cittadini preferiti, per segnalare i must see e must do ai nuovi o futuri arrivati, o semplicemente per conoscersi. C’è chi li ha chiamati GenerationE: Expat, Erasmus, Escape, un trittico che riassume bene i sentimenti con cui le nuove generazioni di italiani vivono il trasferimento all’estero. Perché sì, decidere di vivere in un paese diverso dal proprio è una scelta fantastica, e programmi di mobilità internazionale come l’Erasmus (anche nella sua versione più recente, ErasmusPlacement) hanno aumentato per i giovani italiani le possibilità che il primo contatto con una realtà diversa e stimolante avvenga già durante il periodo di formazione universitaria.

Il problema è che spesso è la mancanza di prospettive a spingere altrove. Secondo il ‘Rapporto giovani’, redatto dall’Istituto Toniolo con la collaborazione della Cattolica di Milano, un giovane su due oramai vede l’estero come unica via di realizzazione personale. ‘In positivo c’è l’effetto Erasmus, con l’apertura di frontiere e prospettive occupazionali fuori dal paese d’origine; in negativo, la «consapevolezza che non ci saranno opportunità di nessun tipo in Italia. Prima ci si laureava e ci si scontrava con il mercato del lavoro. Ora si intuisce da subito che ci sarà ben poco da fare, se si resta qui’.

Negli anni ’60 molti italiani all’estero avevano l’ambizione di ritornare e aprire un’attività in Italia. Ma la comunità di expat di oggi è fatta sia di coloro che scelgono di andare via per libera scelta, sia di coloro che sono costretti a farlo: e questi sono sempre di più. Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes, la classe di età più rappresentata tra i nuovi espatriati è quella tra i 18 e i 34 anni (36,2%), seguita da percentuali significative nella fascia 35-49 anni (26,8%), ‘a riprova di quanto evidentemente la recessione economica e la disoccupazione siano le effettive cause che spingono a partire’. Sono risorse preziose che l’Italia perde, capitale umano e intellettuale: insegnanti, medici, ingegneri, tecnici, ricercatori, artisti, lavoratori qualificati nel settore terziario, che in alcuni casi i paesi accoglienti (in primis la Germania, con il progetto Make it in Germany) formano a proprie spese e valorizzano. Istruiti in Italia a spese delle famiglie e della collettività, molti di loro, sfiduciati, pensano sia bene andare via ancor prima di provare a cercare lavoro in Italia. Alcuni, prendono la stessa decisione dopo anni di lavoro precario.

E’ una triste realtà che i governi italiani hanno sottovalutato per tanto tempo, e che ora si presenta come una emorragia difficilmente arrestabile: sempre secondo la Fondazione Migrantes quest’anno l’Italia è stata più punto di partenza che punto di arrivo sia per gli italiani che per gli stranieri. La sfida che si presenta oggi alla politica italiana e ai membri della società è proprio questa: far sì che l’Europa unita e mobile del futuro sia una fonte di opportunità per tutti e meta di libere scelte, non di una fuga necessaria.

Un contributo di Irene Fornari, Redattrice nell’Osservatorio sulle relazioni tra Germania e Italia (OGI).

  

Fonti:

Istat – Istituto nazionale di statistica. Bilancio demografico nazionale, 16 giugno 2014, p.7. Consultabile all’indirizzo file:///C:/Users/Admin/AppData/Local/Temp/Bilancio%20demografico%20nazionale%20-%2016_giu_2014%20-%20Testo%20integrale.pdf

Istat – Istituto nazionale di statistica. Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente, 27 gennaio 2014. Consultabile all’indirizzo http://www.istat.it/it/archivio/110521

GenerationE è un progetto giornalistico che mira a raccogliere le esperienze di giovani europei (greci, italiani, portoghesi e spagnoli) costretti a emigrare per sfuggire la crisi. Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/08/generatione-radiografia-dei-giovani-espatriati-del-mediterraneo-data-journalism/1097927/

Alberto Magnani. ‘Scappo all’estero? Un giovane su due ha la valigia pronta prima della laurea. L’Europa delude ma resta «l’unica opportunità»’ in IlSole24Ore, 15 maggio 2014. Consultabile all’indirizzo http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-05-15/scappo-estero-giovane-due-ha-valigia-pronta-prima-laurea-europa-delude-ma-resta-l-unica-opportunita-220707.shtml?uuid=ABPuTdIB

Repubblica, 7 ottobre 2014 http://www.repubblica.it/cronaca/2014/10/07/news/migrantes_pi_partenze_che_arrivi-97541785/

 

 

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