Italia e il "pizzo"

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La mafia in Italia è un ostacolo per la libertà degli imprenditori e, di conseguenza, per lo sviluppo dell’economia. Non per ultimo, la corruzione è uno dei motivi per cui non vengono fatti investimenti in Italia. Con questo contributo, vorrei spiegare soprattutto ai lettori tedeschi uno strumento di potere della mafia: il pizzo.

Fonte: Sicilia Today

Il racket, nome “ufficiale” del pizzo, è un mezzo di estorsione di denaro, utilizzato dalla mafia per esercitare potere e controllo sul territorio. Esso consiste nell’estorsione da parte di esponenti mafiosi di somme di denaro a commercianti, imprenditori e affini. Il prezzo da pagare per chi non si piega al potere della mafia? Violenze, per lo più dirette alla persona e alla sua famiglia, ma spesso e volentieri anche alle proprietà dell’attività commerciale dell’imprenditore che decide di contrastare tale fenomeno.

“Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”

Ci si chiede sempre più spesso perché chi detiene attività commerciali non si ribella a questa ingiusta tassa, rivolgendosi alle autorità o chiedendo aiuto allo stato. Ebbene, spesso ho sentito dire che pagare il pizzo è l’unico modo che gli imprenditori hanno di assicurarsi una vita lontana dai problemi che nascono dalla sistematica opposizione alla mafia; si sente spesso dire anche che le autorità sono impotenti dinanzi ai meccanismi striscianti delle cosche mafiose, e che denunciare le minacce della mafia ha come unico risultato quello di inasprire le violenze subite. È vero che la mafia ha tolto la vita a numerose persone che si sono opposte al pizzo (impossibile non ricordare Libero Grassi), ma questa non è altro che la reazione che la mafia auspica di ottenere dalla società in cui si infiltra.

Per fortuna, le cose stanno lentamente cambiando. Giovani coraggiosi come Chiara Caprì e il Comitato Addiopizzo, di cui è socia fondatrice, hanno avviato dal 2004 una serie di campagne di sensibilizzazione per sradicare il pizzo dal tessuto economico-sociale di Palermo e della Sicilia in generale. La loro attività riscuote tantissimo successo, avendo persino spinto numerosi commercianti a fregiare le loro aziende del titolo “Pizzo-free”, infondendo quindi coraggio e orgoglio laddove prima regnavano paura e sottomissione: sul sito dell’associazione si legge lo slogan “Denunciate gli estorsori: non siete più soli”.

Ciò che forse in pochi notano è la tendenza a circoscrivere il fenomeno del racket alle regioni del Sud Italia, quando invece la mafia è presente, attraverso diverse forme, anche al centro e al nord della penisola: di questo ne sono testimonianza le violenze accadute a Roma nel luglio 2011, in zona Prati, e le relazioni del presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Pisanu, secondo cui la mafia si infiltra nel tessuto economico e sociale di diverse regioni del nord e del centro, servendosi di bar e ristoranti.

Anche nella dimensione ristretta del quartiere in cui sono cresciuta, nella periferia sud-est di Roma, capita spesso di sentir parlare di negozi, bar, ristoranti che per sopravvivere pagano il pizzo ai “signorotti” di zona, che esercitano così il loro potere, né più né meno di come accade in Sicilia. La forza della mafia e della criminalità organizzata risiede anche nell’agire subdolamente, sotto gli occhi di tutti ma senza farsi vedere, o facendo affidamento sul silenzio della società. Per questo motivo, è importante essere informati e consapevoli di quanto accade intorno a noi; è importante avere il coraggio di cambiare il marcio della società partendo dall’individuo, tenendo sempre a mente che “un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

Il contributo è stato realizzato da Roberta Della Valle.

[important]Per maggiori informazioni:[/important]

Organizzazione Addio Pizzo

Mappa “pizzo-free” di Palermo sponzorizzata dall’Ambasciata Tedesca a Roma


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