Dalla Torre: ‘L’Università deve tornare ad essere una comunità fondata sul valore dell’esperienza umana’

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Il Professor Dalla Torre è giurista di chiara fama nonché Presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Attualmente insegna Diritto canonico e Teologia morale nella nostra Università. Ha guidato la Lumsa per ventitré anni, dal 1991 al 30 settembre 2014: in occasione del passaggio di consegne al Professor Francesco Bonini lo abbiamo intervistato in merito a vari temi, dalle nuove generazioni e al loro rapporto con la tecnologia, alla crisi dei valori, all’università e il mondo del lavoro.

Il professor Dalla Torre ci ha accolti nel suo studio al terzo piano della sede dell’Università Lumsa a Borgo Sant’Angelo. Lo abbiamo ringraziato per la sua disponibilità e gli abbiamo presentato le nostre attività nell’ambito dell’Osservatorio. Ci ha fatto molto piacere il suo incoraggiamento:‘l’Università deve essere un luogo di crescita in comune, di dialogo e di allargamento delle conoscenze grazie all’apporto di tutte le sue componenti: questo spesso rischia di passare in secondo piano’.

In vent’anni, sotto la guida del professor Dalla Torre, L’Università Lumsa ha acquistato il suo assetto attuale, grazie all’attivazione di diverse nuove facoltà e di corsi di laurea, l’acquisizione di nuovi stabili, la fondazione di due sedi a Taranto e Palermo. Uno dei ricordi più cari al professore riguarda proprio questo: Fra i tanti ricordi più belli c’è l’acquisto dell’edificio in via Marcantonio Colonna: è stato il primo vero lavoro di ampliamento dell’Università, per venire incontro alle esigenze degli studenti. In origine era una scuola cattolica della ‘Congregation of Christian Brothers’, poi gli anziani religiosi irlandesi hanno venduto a noi l’edificio. Sapevano che avremmo continuato a garantire una buona offerta formativa di stampo cattolico’.

Il professor Dalla Torre si è dedicato molto agli studenti, prima di tutto come docente (a Bologna per venti anni e quindi a Roma). Gli abbiamo chiesto come gli studenti di oggi siano cambiati rispetto alle generazioni passate, considerando la rivoluzione tecnologica senza precedenti degli ultimi anni. ‘La vostra domanda arriva a proposito!’, ha sorriso il professore. ‘Ieri a lezione uno studente mi ha chiesto di ripetergli il nome di un autore tedesco. Quindi lo ha segnato sul suo iPad e ha recuperato su internet tutte le informazioni necessarie. E’ una cosa che mi ha sorpreso moltissimo. Questo dieci o quindici anni fa sarebbe stato impensabile, figurarsi ai tempi di Bologna!’ Dobbiamo concludere quindi che egli valuta positivamente le nuove tecnologie in ambito didattico? ‘L’introduzione di questi nuovi strumenti ha sicuramente portato tante novità interessanti’, ha riconosciuto il professor Dalla Torre. ‘Però a mio modo di vedere possono sorgere dei problemi. Io per esempio faccio lezione in modo tradizionale. Mi chiedo a volte se la mia lezione riesca ad arrivare davvero agli studenti, quanto questi riescano ad assimilare i concetti senza l’ausilio di schemi proiettati su uno schermo’.

Dal punto di vista umano e sociale ‘c’è anche il pericolo dell’isolamento. Non che la tecnologia miri a ciò, ma l’effetto spesso è proprio questo. Il pericolo è che si arrivi a un affievolimento di umanità, a una rarefazione dei rapporti umani. Anche nell’ambito del mondo universitario può accadere che in un’aula vi siano tante individualità isolate e non correlate tra di loro. L’umanità dovrebbe imparare a reagire a questa tendenza, perché la relazione umana è essenziale: l’uomo non può comprendersi se non in relazione con gli altri’.

L’intervista ha riguardato anche temi sociali quali la violenza giovanile e la perdita dei valori etici fondamentali, un fenomeno purtroppo sempre più diffuso. Le generazioni odierne non hanno vissuto né le grandi guerre del secolo scorso, né le tensioni sociali degli anni ’70: eppure molti giovani oggi sono assuefatti alla violenza, fruita spesso attraverso i nuovi media di cui si è parlato prima. Questa è subdola e invasiva, sfocia nell’emulazione di modelli di comportamento distruttivi (pensiamo alle gang giovanili). ‘La società di oggi è carente di cultura storica’, dice Dalla Torre. La mancanza di consapevolezza storica mina alla base la stabilità della società: senza sensibilità storica le persone affronteranno il futuro non avendo più coscienza del passato: e questo è un errore fatale.

Dunque, come spiegare la scelta di molti giovani europei (tra loro anche degli italiani) di arruolarsi nell’Isis (il movimento terroristico che mira a fondare un califfato islamico in Medioriente) rifiutando il rispetto della vita umana? Il professore ci spiega che a suo giudizio il fenomeno non può non tener conto dell’effetto negativo della globalizzazione, una ‘marmellata universale’, la definisce, che disorienta chi non ha radici salde e una educazione solida. La scelta dell’estremismo è indice della incapacità di regolare le proprie pulsioni malvagie, uno sfogo della violenza personale in ambito collettivo, che colpisce i soggetti più deboli e meno formati da un punto di vista intellettuale e morale. C’è poi anche un fattore ‘culturale ideologico’: ‘noi europei abbiamo conosciuto ideologie dittatoriali tremende: oggi queste ideologie sono finite’, chiarisce il professore. ‘Paradossalmente, se noi pensiamo alle ideologie come a un progetto di vita con degli obiettivi (per quanto sbagliati), possiamo tentare di spiegare la fuga di questi giovani come il disperato tentativo di trovare uno scopo nella vita, di aggrapparsi in maniera cieca e non lungimirante a un obiettivo’.

Non può mancare infine una riflessione sulle drammatiche statistiche della disoccupazione giovanile in Italia: ci sentiamo coinvolti in prima persona, in quanto studenti universitari prossimi alla ricerca di un posto di lavoro. Il professor Dalla Torre è fermo: ‘bisogna smetterla di dare la colpa alle Università italiane. Le critiche all’Università non sono fondate per due ragioni. Una è di natura culturale: l’università non è il luogo dell’avviamento professionale, l’università è il luogo della formazione del sapere. In secondo luogo, se ci sono dei laureati disoccupati, la responsabilità non è delle università, è piuttosto della società che non li assorbe’. Se l’Italia conosce il fenomeno drammatico della ‘fuga di cervelli’, risorse preziose che il paese perde, è perché le Università italiane formano dei laureati ottimi, ben preparati. Bisogna allora contare su ‘corsi di formazione e aggiornamento a carattere davvero professionalizzante, come i master’, vero ponte di collegamento tra Università e mondo del lavoro.

Torniamo nuovamente sul nostro impegno nell’ambito dell’’Osservatorio sulle relazioni tra Germania e Italia’: siamo consapevoli che il percorso è lungo e che siamo solo all’inizio, e che c’è ancora molto da migliorare. Le parole del professore non possono che farci immensamente piacere: ‘Credo che la vostra esperienza sia un paradigma importante e un modello per altre iniziative che possono nascere in ambito universitario, perché parte direttamente dagli studenti ed è volta a far crescere l’Università come comunità. Bisogna puntare sul ‘valore dell’esperienza umana’, la quale deve crescere di pari passo con la formazione, permettendo a ciascun individuo di sviluppare le proprie potenzialità.

Siamo molto grati al professor Dalla Torre per questo incontro.

Un contributo di Giulia Antenucci, Silvia Bruno, Irene Fornari e Saverio Mangiaracina, Osservatorio sulle relazioni tra Italia e Germania (OGI)

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