Dr. Christiane Liermann sull’opinione pubblica anti-europea in Italia e in Germania

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Avvicinandosi alle elezioni europee che si terranno nel maggio 2014 seguiamo con attenzione gli sviluppi e i sondaggi nei vari paesi europei. Con il ciclo “Europa? No Grazie! Origini e sviluppo dell´antieuropeismo in Germania e Italia” la Fondazione Adenauer in Italia insieme alle università LUMSA, UNINT e l´Università di Trieste di dedicano a questo fenomeno. Dopo un primo incontro sull’aspetto storico dell’antieuropeismo svoltosi a marzo a Gorizia parleremo il 7 aprile sugli attuali sviluppi con tendenze antieuropee. Dr. Christiane Liermann Traniello interverrà sull’opinione pubblica anti-europea in Italia e Germania…

(Acquedotto) Con opinione pubblica anti-europea, si riferisce alla crescente avversione nei confronti della preponderanza economica e quindi della moneta unica o a quella verso l´integrazione europea stessa?

(Dr. Christiane Liermann Traniello) Mi sembra difficile distinguere nettamente tra queste due tendenze; certamente la moneta unica, in questo momento, a molti cittadini europei appare come il colpevole principale della crisi, e siccome l’Euro rappresenta un elemento centrale dell’integrazione trascina nel malumore generale anche quest’ultima.

L´AfD ha dichiarato di essere anti-euro e non antieuropea, è possibile la formazione di un fronte con il M5S o la Lega Nord?

Vedrei non tanto un “fronte” unificato se con ciò si intende una formazioni politica organizzata, strutturata; piuttosto vedo un reciproco incoraggiarsi e rafforzarsi, con scambio di argomenti e di polemiche.

Le istituzioni europee sono percepite in maniera sempre più distante dai cittadini che spesso le identificano esclusivamente con la Bce, come è possibile riavvicinarsi al concetto di Europa?

Una domanda molto difficile, perché certo non si può dire che non si fossero spese ingenti somme per le pubblicità politiche proeuropee e per rendere l’Europa sexy e attraente ai suoi cittadini. Ma i cittadini si sono disinnamorati coltivando un po’ pigramente un atteggiamento passivo di chi desidera essere servito, e i politici li hanno seguiti.

Se guardiamo a casi analoghi: cosa “crea” in una comunità sociale il senso di solidarietà, appartenenza e partecipazione? Si può “creare”?

Forse non “creare” ma incoraggiare. Il beneficio che il singolo trae dalla comunità non è solo materiale, ma cultuale, morale. In questo campo, mi sembra, la leadership europea potrebbe impegnarsi un po’ di più, magari anche con una retorica del “blood, sweat and tears”, come Winston Churchill quando durante la seconda guerra mondiale si rivolse agli inglesi sotto il bombardamento della Germania nazionalsocialista. Il messaggio era: sì, è vero, i sacrifici sono durissimi, ma valgono la pena per stare insieme e uscire insieme dal pericolo.

La crisi economica e la disoccupazione in Italia hanno contribuito alla nascita della cosiddetta antipolitica e di populismi che hanno raccolto l´insoddisfazione pubblica, quali sono stati invece i fattori della crescita dell´euroscetticismo in Germania e quali sono le differenze con quello italiano?

Personalmente sono restia ad utilizzare quei due termini che trovo vuoti; ma se li si vuol usare per caratterizzare un’atmosfera politico-culturale, credo che “l’antipolitica” e il “populismo” in Italia sono il terreno fertile che esisteva già prima e che oggi alimenta paura e risentimento nei confronti dell’Europa; in Germania invece il fastidio nei confronti dell’Europa mi sembra piuttosto un fastidio nei confronti della propria leadership criticata per visioni e programmi deboli: il messaggio “Si continua sulla stessa strada di prima!” a molti tedeschi oggi appare inadeguato.
Quindi direi: la crisi, relativa all’Italia e alla Germania, colpisce due culture politiche molto diverse che reagiscono anche in modo molto diverso.

Con le imminenti elezioni europee entreranno probabilmente in Parlamento forze euroscettiche, che scenari futuri ipotizza per l´integrazione europea?

Quando sono ottimista (cioè quasi sempre) sono convinta che il rischio della retromarcia, causa forze nazionalistiche e retoriche semplicistiche, dia una scossa a tutte le forze europee per capire che ciò che si ha in comune è molto più solido e produttivo e (anche economicamente!) promettente che le differenze – ma che è anche il principale dovere politico andare nelle piazze e cercare di creare consenso per queste convinzioni.

L´intervista è stata realizzata da Ludovica Di Biagi, tirocinante presso la Fondazione Konrad Adenauer a Roma.

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