Dalla Diplomazia alla Resistenza. A Roma una mostra ricorda Ulrich von Hassell e la sua scelta di opporsi al nazionalsocialismo

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Il 3 giugno 2015 è stata inaugurata la mostra „Ulrich von Hassell – Un diplomatico nella Resistenza contro Hitler“, organizzata dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia e dalla Deutsche Schule Rom e dedicata alla figura dell’Ambasciatore tedesco protagonista della Resistenza alla Germania nazista. OGI ha preso parte all’evento insieme agli studenti della scuola tedesca. L’inaugurazione ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore tedesco in Italia Reinhard Schäfers, del Segretario Generale del Ministero degli Affari esteri Michele Valensise e dell‘Ambasciatore Corrado Pirzio-Biroli, nipote di von Hassell.

Da più di 150 anni la Deutsche Schule Rom, la scuola tedesca di Roma, è una delle istituzioni che testimoniano la continuità della presenza tedesca nella capitale d‘Italia. Qui, nel vasto complesso alberato sulla Via Aurelia, è stata inaugurata la mostra dedicata all’Ambasciatore tedesco a Roma Ulrich von Hassell (1881-1944), divenuto un eroe della Resistenza contro il nazionalsocialismo.

La mostra era nata da una iniziativa dell’Ambasciata italiana a Berlino nel 2004. Oggi, grazie alla collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia con la Scuola tedesca, questa è finalmente a Roma, anche se temporaneamente. Sarà infatti trasferita a Brazzà, vicino Udine, nella villa di famiglia (la figlia di von Hassell, Fey, sposò il conte Detalmo Pirzio-Biroli, discendente dei Brazzà). Roma tuttavia è la città in cui il diplomatico tedesco svolse la sua carriera e intrecciò un rapporto intenso con l’Italia e la cultura italiana (fu anche membro della Società Dante Alighieri).

Nel suo intervento l‘Ambasciatore Reinhard Schäfers ha ricordato la vita di Ulrich von Hassell: nominato ambasciatore a Roma nel 1932 dal Cancelliere Brüning, egli lavorò intensamente per portare il governo tedesco a firmare il „Patto a quattro“ con Italia, Gran Bretagna e Francia (1933), fedele al vecchio concetto di „equilibrio tra le potenze“. Questo patto però non venne mai ratificato. Contrario al „Patto Anti-Comintern“ tra Italia, Germania e Giappone (1937), von Hassell dovette subire una nuova sconfitta politica prima di essere congedato definitivamente dal Ministro degli Esteri Ribbentropp nel 1938.

Dopo la fine della sua carriera politica, nel 1939 il diplomatico entrò in contatto con i circoli della Resistenza e iniziò a sondare il terreno in merito alle condizioni di pace che avrebbero atteso la Germania in caso di colpo di stato e di una possibile uscita dal conflitto. Coinvolto indirettamente nel fallito attentato a Hitler dei cospiratori del 20 luglio 1944 – la famosa „Operazione Valchiria“ – il suo nome finì nella lista delle persone da mandare a processo. Von Hassell fu riconosciuto colpevole dal tribunale del popolo, il Volksgerichtshof, e giustiziato l‘8 settembre 1944.

La storia di Ulrich von Hassell lega ancora più strettamente l‘Italia e la Germania, benché relativamente poco nota. Il suo legame con l’Italia e con Roma è stato un legame di tipo politico, culturale e familiare. La figlia Fey infatti studiò proprio alla Deutsche Schule Rom e sposò un conte italiano. Il preside della scuola, Dr. Michael Szewczyk, ha ricordato che lo stesso von Hassell, nei suoi diari, aveva descritto la Deutsche Schule Rom come una istituzione restia ad asservirsi ai dettami del regime. „Questa è una preziosa eredità per la nostra scuola“, ha detto il Dr. Szewczyk. Sappiamo infatti che il preside dell’epoca, Kurt Döhner, non era un convinto nazionalsocialista. Sotto la sua direzione gli studenti di origine ebraica poterono continuare a frequentare l’istituto fino al 1938.

Michele Valensise, Segretario Generale della Farnesina, ha sottolineato le qualità diplomatiche di von Hassell, la sua capacità di analisi, di giudizio acuto e libero. La sua vicenda è confrontabile per certi versi a quella di Bernardo Attolico, Ambasciatore italiano a Berlino dal 1935 al 1940, che insieme a Ciano tentò invano di mettere in guardia Mussolini dalla trappola del Patto d’Acciaio con la Germania. Le qualità personali e morali di von Hassell tuttavia erano incompatibili con un regime dittatoriale che richiedeva cieca obbedienza: fu proprio quel suo „rigore morale nel riconoscere il valore della responsabilità individuale“ a condurlo alla morte, secondo l’Ambasciatore Valensise.

L’idea di politica estera che von Hassell aveva non si accordava con quella aggressiva del regime nazionalsocialista. Bisogna ricordare che egli era un conservatore e non fu insensibile ai sogni di potenza di una costituenda „grande Germania“ al centro d’Europa; tuttavia, avendo compreso l’ottusità della politica aggressiva del nazismo e del fascismo in Italia e l’esito catastrofico a cui la guerra avrebbe portato il suo paese, egli, dimessi i panni dell‘uomo asservito al potere, ebbe il coraggio di seguire le proprie convinzioni fino alla morte. „Von Hassell è simbolo di convinzioni ferree, coraggio civile, arditezza e disponibilità a sopportare le conseguenze delle proprie azioni“, ha detto l’Ambasciatore Schäfers.

„All’epoca il patriottismo era utilizzato come anticamera della guerra: questo mio nonno lo aveva compreso bene“, così si è espresso Corrado Pirzio-Biroli. Una visione che contrastava molto con ciò che von Hassell scriveva nei suoi diari: „Per me l’Europa è una patria“. Sarebbe stato questo ideale a guidare la nascita della nuova Germania dopo il 1945, ma von Hassell non visse abbastanza a lungo per vedere realizzati i suoi sforzi e gli sforzi di quelli che avevano creduto nella pace. „Sono sicuro“ ha continuato Pirzio-Biroli, „che se mio nonno fosse sopravvissuto si sarebbe messo al servizio del Cancelliere Konrad Adenauer“. OGI ha chiesto all’Ambasciatore Pirzio-Biroli quale insegnamento ci abbia consegnato il sacrificio di Ulrich von Hassell e di molti altri oppositori politici come lui. L’Ambasciatore non ha avuto dubbi nel rispondere: „Ascoltare la propria coscienza“.

Un contributo di Irene Fornari, Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e Germania (OGI)

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