Che Europa fa? Rassegna della stampa tedesca

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Europa, Germania, Italia. In tre parole- chiave e poche righe, tutto quello che c’è da sapere per capire… che Europa fa.

Impressioni

Proprio per ottobre sono attesi gli effetti benefici di una recente riforma decisa dall’Istituto di Statistica in accordo con tutti i Paesi europei. Si tratta della revisione dei criteri per il calcolo del PIL: la revisione consentirà di conteggiare, infatti, una serie di attività illegali come il traffico di sostanze stupefacenti, la prostituzione e il contrabbando. “Grazie ai nuovi criteri europei di ricalcolo del PIL, l’Italia potrà considerarsi un po’ più ricca”, commenta un breve articolo comparso sulla FAZ il 23 settembre. L’aumento del PIL previsto dall’Istat è del 3,8%. “Il nuovo calcolo fa sembrare anche il deficit e il debito pubblici un po’ più piccoli […] Per quanto riguarda i dati sulla crescita reale del PIL nel corso degli ultimi anni, invece, cambia ben poco”: per fare un esempio la riduzione reale del PIL nel 2012 ammonta, secondo i nuovi calcoli, al 2,4%. Fino ad ora era stata del 2,3%.

Il tono ironico del breve inserto, che indaga le ripercussioni della riforma nel solo stato italiano –sembrerebbe quasi voler dire insomma, quello con il deficit e l’indebitamento maggiori ma anchedalla produzione criminosa più rigogliosa – non prende in considerazione le altre numerose manovre volute da tutti i dei paesi europei, mirate a riflettere i cambiamenti dei processi produttivi negli ultimi due decenni. Queste serviranno, infatti, a comprendere gli utili derivanti dall’informatica e in generale dai servizi intangibili. L’attuale metodo di calcolo risaliva al 1995 e verrà sostituito con un nuovo sistema dei conti concepito in accordo con quello delle Nazioni Unite (System of National Accounts, Sna).

Fonte: “Italien darf sich etwa reicher rechnen”, FAZ, 23 settembre 2014. Per maggiori informazioni si veda http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-21_en.htm

Italia e PoliticaTALIA: POLITICA ]

“Tra Applausi E Rimproveri” L’Italia è giunta così al vertice europeo sul lavoro, tenutosi a Milano lo scorso 8 ottobre: d’accordo solo sull’ urgenza di riformare il mercato del lavoro ma profondamente divisa sulle misure da adottare. Il Jobs Act di Renzi trova paradossale sostegno a destra e raccoglie aspre critiche dalla sinistra e dai sindacati. A dividere le reazioni delle parti politiche è la proposta di riforma dell’articolo 18 per quel che concerne la questione dei reintegri, che il Ministro vorrebbe mantenere solo per casi di evidente licenziamento discriminatorio, limitando così lo spazio di manovra dei giudici del lavoro. Nelle ale minoritarie del PD si minaccia il rifiuto del progetto di riforma qualora Renzi non si dovesse dimostrare “pronto al compromesso”. “ In Senato e in Parlamento [gli oppositori]possono contare sul sostegno di 110 deputati”.

Incontestabile” è invece, la diagnosi: solo impiegati a tempo indeterminato presso imprese con un minimo di 15 dipendenti godono della protezione contro i licenziamenti e del diritto di maternità.“Due terzi della popolazione attiva del paese deve rinunciare a tali meccanismi protettivi, parzialmente o completamente”, sottolinea Braun, corrispondente da Roma per la Tageszeitung. Il maxiemendamento che giunge a Palazzo Madama, proprio mentre Renzi ospita il vertice europeo sulla disoccupazione, l’ 8 ottobre, raccoglie dopo un estenuante dibattito la fiducia al senato. È il «passo importante» con cui Renzi guadagna anche il consenso della Merkel che proprio nel suo intervento al vertice, insiste sulla necessità di riforme strutturali e non solo di nuovi investimenti. Nella cornice del Jobs Act rientreranno, tra le altre cose, la riduzione delle forme contrattuali (da quaranta a due, massimo tre), l’uniformazione dell’assicurazione contro la disoccupazione e l’estensione del diritto alla maternità alle precarie.

Fonte: Michael Braun, “Zwischen Applaus und Schelte”; Tageszeitung, 24 settembre 2014. Michael Braun, Corrispondente dall’Italia per la Tageszeitung.

Un contributo di Veronica Tomassini, Osservatorio sulle Relazioni tra Italia e Germania (OGI)

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