Ad un caffé con… Dr. Phil. Wolfgang Kraushaar

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Quest’anno ci occupiamo degli Anni Settanta soprattutto in Italia e Germania. Alla nostra prossima conferenza parteciperà il professore Wolfgang Kraushaar, studioso di politica all’Istituto di Amburgo per la Ricerca Sociale, si occupa da molti anni della storia dei movimenti di protesta dopo il 1945.

Fonte: Wolfgang Kraushaar

Gli storici sono molto divisi sul se considerare gli anni Settanta come un’epoca già conclusa o ancora aperta. Qual è la sua opinione?

Se con il termine epoca intendiamo un periodo i cui singoli anni sono congiunti da caratteristiche di importanza storica, allora non possiamo considerare come tale gli anni Settanta. È inoltre molto difficile cercare di analizzare un singolo decennio in quanto epoca. Certamente espressioni come i „roaring twenties“ e i „sixties“ sono diventate molto comuni, ma utlizzarle significa applicare una categoria “popolare” in luogo di una categoria storica, che ha per altro anche caratteristiche scientifiche. La questione di un’appropriata “punteggiatura storica” rimarrà sempre controversa. Dipende sempre dalle prospettive dei singoli storici e naturalmente anche dalle caratteristiche storiche nazionali.

Qual è il più grande sbaglio quando si parla di anni 70 in Italia e Germania?

Un problema fondamentale della categoria degli anni 70 è che spesso se ne parla riferendosi esclusivamente ad un singolo argomento. Nella vecchia Repubblica Federale Tedesca e altrettanto in Italia c’è una tendenza a porre gli anni Settanta in generale all’ombra del terrorismo. Il che è senz’altro facile da fare. Sicuramente può essere giusto riferirsi all’importanza che aveva fermare la minaccia alla sicurezza interna, ma altrettanto giusto è ricordarsi di argomenti non meno rilevanti. Tra questi, la scoperta dell’ecologia in quanto settore politicamente rilevante, la crisi energetica del 1973, che ha creato una recessione in quasi tutte le nazioni industrializzate, che ha a sua volta determinato una disoccupazione strutturale; oppure la rivoluzione iraniana, che ha portato con sé un regime Mullah e quindi ha causato una polarizzazione tra paesi islamici e paesi occidentali.

Come ha vissuto personalmente il periodo, in quanto studente?

Per le persone come me, che hanno vissuto la fine degli anni 60 come un fermento culturale e socio-politico, gli anni 70 rappresentano un momento di svolta. I vecchi paradigmi della produttività, della crescita e del progresso non erano più validi a tempo indeterminato. Il “Club di Roma” lo rese chiaro con il suo “Rapporto sui limiti della crescita”, che invitava ad una riflessione non solo in politica. Gli obiettivi sociali e privati cambiano in modo significativo durante questo periodo. E ‘stato un processo a volte doloroso, ma altre volte di apprendimento essenziale. Senza questa esperienza sarebbe probabilmente molto più difficile risolvere gli urgenti problemi del presente.

Dottor Kraushaar, la crisi e il malcontento dell’elettorato nel corso dell’anno hanno portato in tutta Italia (ed in molti altri paesi europei) molti giovani (soprattutto studenti) a scendere quasi tutti i giorni in piazza a manifestare contro il sistema vigente. Si possono paragonare queste vicende a quelle degli anni 70?

È giusto in effetti, definire il 2011 come un anno di agitazione e di protesta. Non per nulla la rivista americana “Time” ha eletto i manifestanti “Persone dell’anno 2011”. In questo momento, sto finendo di scrivere un libro, che dovrebbe intitolarsi “La rivolta delle persone istruite. Dalla primavera araba al movimento occupy”. Questo mi ha portato, negli ultimi dodici mesi, a considerare lo sconfinato panorama delle proteste da un punto di vista analitico. Intanto il quadro è sempre più chiaro: tanto negli stati arabi quanto in quelli occidentali, si ha a che fare con un fenomeno molto simile – i giovani qualificati, nonostante tutto ciò che hanno investito nello studio, non hanno nessuna prospettiva di trovare un posto di lavoro che corrisponda alle loro qualifiche. Ciò riflette sia una somiglianza che una grande differenza con i movimenti di protesta dei tardi anni ’60 e primi anni ’70. Anche allora i sostenitori della protesta erano in particolare studenti, ma solo pochi di loro rischiavano di non avere un lavoro. Questo è oggi estremamente diverso. Mentre negli anni ’70 la protesta aveva motivazioni piuttosto post-materialistiche, 40 anni più tardi sono subentrati, per ovvie ragioni, anche interessi materiali.

L’intervista è stata condotta da Patricia Liberatore, Coordinatrice di Progetto della KAS di Roma.

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Appropostito

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Da Marzo a Maggio 2012 stiamo organizzando insieme alle università LUMSA e LUSPIO un ciclo di conferenze sul tema „Gli Anni Settanta in Italia e Germania: crisi e trasformazioni“. Le date e i luoghi aggiornate potete consultare sul nostro sito web.

Però anche qui continueremo ad informarvi sul tema!

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