Anni 1970: Gruppi extraparlamentari di estrema sinistra

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Dopo aver presentato i gruppi extraparlamentari di estrema destra (Parte 1 e Parte 2), vogliamo ora dedicarci anche a quelli di sinistra. Valentina Faienza, la nostra stagista del blog ha fatto delle ricerche e le ha così riassunte:

Fonte: KAS Roma

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in particolare il Partito Comunista Italiano (PCI) vive un periodo di grande contraddizione; ciò che lo caratterizzava era la necessità di adeguarsi alle dinamiche politiche del tempo e di scendere, dunque, a compromessi, rivedendo in parte la radicalità dei propri principi ispiratori ma al tempo stesso rimanendo fedeli all’ideologia originaria. Il pensiero estremista oppose a tale revisionismo la teorizzazione di un ritorno alla purezza originaria, i cui punti cardine erano il mito dell’operaio e il concetto di “autonomia operaia”; ciò ne permise quindi la diffusione soprattutto all’interno delle fabbriche, ma anche a livello universitario.

Rappresentativo del secondo caso fu il Movimento Studentesco (MS): un’organizzazione extraparlamentare di sinistra, particolarmente attiva a Milano e composta da studenti di estrazione borghese, la cui impostazione ideologica era influenzata dai concetti leninisti di lotta di classe. L’attività politica ufficiale del MS iniziò nel 1968, quando, in seguito ad un dibattito all’Università statale di Milano, si decise di uscire dall’ambito esclusivamente studentesco per aprirsi ai problemi della società, in particolare quelli del mondo del lavoro.

In seguito a tale decisione, già nel 1971 iniziarono i contrasti interni all’MS tra le tendenze più legate ai temi del movimento operaio e quelle più liberali, che ad ogni modo non avrebbero impedito la partecipazione del MS a svariate manifestazioni, in cui i Katanga (servizio d’ordine del movimento) sarebbero stati coinvolti in episodi violenti, sia contro le forze dell’ordine che contro altre organizzazioni. Questi disaccordi portarono però a una crisi interna, che nel 1976 sarebbe sfociata nello scioglimento definitivo del movimento e, con l’abbandono della politica extraparlamentare, nella sua trasformazione nel partito Movimento Lavoratori per il Socialismo.

In aperto contrasto con l’MS, si poneva l’organizzazione comunista Avanguardia Operaia (AO), caratterizzata da un marcato carattere operaista; questo gruppo nacque a Milano nel 1968, dalla fusione di Avanguardia operaia del capoluogo lombardo con il circolo Rosa Luxemburg di Venezia, il circolo Lenin di Mestre, i collettivi di studenti lavoratori e i Comitati Unitari di Base (CUB),  organismi di sindacalismo diretto molto forti nelle grandi fabbriche milanesi. Nel corso dell’autunno 1974, all’interno dell’organizzazione venne costituito un servizio d’ordine, che si dedicò ben presto anche ad attività di “antifascismo militante”, eufemismo dietro cui si mascherarono episodi violenti come l’uccisione dello studente di destra Sergio Ramelli nel 1975. Similmente alle sorti dell’MS, questa crescente militarizzazione dello scontro sociale e politico travolse anche Avanguardia Operaia, che nel 1976 decise di abbandonare la via extraparlamentare per aderire al cartello elettorale di Democrazia Proletaria, che si sarebbe poi trasformata in partito nel 1978.

La seconda parte dell’approfondimento sui gruppi extraparlamentari di sinistra verrà inserito a breve nel blog. Per maggiori informazioni sugli anni Settanta, consultare il tag Anni 1970.

Il contributo è stato realizzato da Valentina Faienza, Stagista del blog della KAS a Roma.

 

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