Anni 1970: Gli gruppi extraparlamentari estremisti di destra

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Negli anni Settanta, i gruppi extraparlamentari estremisti hanno un ruolo importante. Di destra o di sinistra che siano, hanno un comune denominatore: il rifiuto a partecipare alla vita politica e istituzionale e la ricerca di un’azione politica diretta, basata sul coinvolgimento delle masse. Questa settimana, Valentina Faienza, stagista del blog dell’ufficio della Fondazione Adenauer in Italia, ha analizzato i gruppi extraparlamentari di estrema destra.

Il partito da cui hanno origine tutti i gruppi extraparlamentari di destra attivi negli anni Settanta è il Movimento Sociale Italiano (MSI), da cui si distaccano Fronte Universitario d’Azione, Centro Studi Ordine Nuovo e Fronte Nazionale.

Fondato a Roma nel 1950 da giovani universitari aderenti alle sezioni giovanili del MSI, il Fronte Universitario d’Azione Nazionale (FUAN) è un movimento politico studentesco; spesso in contrasto con la linea ufficiale di partito, agli inizi degli anni Settanta se ne allontana, assumendo posizioni più radicali ed extraparlamentari. È questo il caso della sezione romana (detta FUAN Caravella), il cui presidente, Giulio Caradonna, nella “battaglia di Valle Giulia” del 1968, guida l’assalto alla facoltà di lettere occupata.

Per ingrandire l'immagine cliccara sopra (Fonte:Valentina Faienza)

Nel 1956, l’elezione a segretario del MSI di Arturo Michelini, sostenitore di una politica orientata verso alleanze con il Partito Nazionale Monarchico e la Democrazia Cristiana, è la causa scatenante del distacco dal partito della frazione più radicale, guidata da Pino Rauti. Nasce così il Centro Studi Ordine Nuovo, movimento culturale di estrema destra caratterizzato da un atteggiamento di disprezzo e rifiuto della società contemporanea corrotta, che portava avanti una politica astensionista, confermata dalla scelta, a partire dal 1958, di disinteressarsi totalmente delle elezioni.

Con il cambio di vertice del MSI, che nel 1969 elegge segretario Giorgio Almirante, la possibilità di tali alleanze si allontana sensibilmente e Rauti scioglie il Centro studi per rientrare nel partito, creando così un’ulteriore scissione.
Coloro che scelgono di non seguirlo, giudicando il MSI un partito asservito alla borghesia, sotto la guida di Clemente Graziani fondano il Movimento Politico Ordine Nuovo, che sarà spesso collegato allo spontaneismo armato di destra e verrà sospettato di aver avuto un ruolo negli avvenimenti della “strategia della tensione”*. Nel 1973, infatti, trenta dei suoi dirigenti vengono condannati per ricostituzione del Partito Nazionale Fascista e viene decretato lo scioglimento dell’organizzazione. Molti dei suoi membri, inoltre, anni più tardi verranno indagati per terrorismo, primo fra tutti Pierluigi Concutelli, condannato nel 1976 per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio. Sempre dal Centro Studi Ordine Nuovo si distacca, nel 1960, anche Avanguardia Nazionale, organizzazione politica nazional-rivoluzionaria di estrema destra fondata da Stefano delle Chiaie, che riunisce gli aderenti insoddisfatti della politica astensionista di Rauti. Il movimento sarà sciolto nel 1965, ma nel 1970, in concomitanza con il rientro parziale di Ordine Nuovo nel MSI, verrà ricostituito, soprattutto a seguito della partecipazione in blocco degli ex membri alle rivolte studentesche sessantottine. Avanguardia Nazionale teorizzava ipotesi golpistiche e negli anni ‘90 viene infatti indagato per la Strage di Gioia Tauro, per la quale tutti gli accusati sono stati comunque scagionati.

Ultimo a distaccarsi dal MSI, nel 1968, è l’ex comandante della X Flottiglia Mas, militante della Repubblica di Salò, Junio Valerio Borghese, che fonda il movimento Fronte Nazionale. È sotto questa sigla che il “principe nero” organizza, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, un colpo di stato (noto appunto come Golpe Borghese), che annullerà lui stesso poche ore dopo l’inizio. Il (tentato) golpe prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa, delle sedi RAI e dei mezzi di telecomunicazione (radio e telefoni), la deportazione degli oppositori presenti nel Parlamento, il rapimento del capo dello stato Giuseppe Saragat e l’assassinio del capo della polizia Angelo Vicari.
Eccezione fatta per “Fronte Nazionale” e “Movimento Politico Ordine Nuovo”, che si allontanano dal MSI alla fine degli anni Sessanta, è da notare come gli altri movimenti si siano distaccati dal partito per abbracciare posizioni più radicali molto prima degli anni Settanta, a conferma del fatto che il substrato ideologico che ha portato ai tragici eventi degli anni di piombo è da far risalire all’immediato secondo dopoguerra.

[notice] *La strategia della tensione si riferisce ad una teoria interpretativa che accomuna in un unico disegno politico l’insieme delle stragi e degli attentati terroristici avvenuti in Italia nei decenni successivi alla vittoria alleata della seconda guerra mondiale, con particolare intensità tra il 1969 e il 1984 ma anche – in misura minore – nei decenni precedenti e successivi. Alcune fonti individuano nell’attentato di Piazza Fontana l’atto iniziale del dispiegarsi, in Italia, della strategia della tensione, altre fonti la fanno risalire alla strage di Portella della Ginestra, nel 1947. (vedi: Wikipedia: Strategia della tensione).

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Il contributo è stato realizzato da Valentina Faienza, Stagista KAS Roma

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